007 Spectre

007 SPECTRE, recensione

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Il ventriquattresimo film dedicato a James Bond chiude il reboot composto da Casino Royale, Quantum of Solace e Skyfall. L’Agente 007 si troverà ad affrontare il nemico nascosto dietro a tutte le vicende raccontate fin’ora: la Spectre di Ernst Stavro Blofeld.

La resa dei conti per James Bond

Le cose per James Bond non vanno tanto bene. Dopo la morte di M si trova un po’ abbandonato a sé stesso costretto a inseguire i suoi obiettivi senza l’appoggio incondizionato del nuovo M.  Dopo una missione personale in Messico, portata a termine con successo, ma anche con un incidente diplomatico, viene sospeso dall’incarico proprio mentre lo stesso MI6, il servizio segreto britannico, rischia di essere assorbito e riconfigurato da C, il capo dei nuovi servizi congiunti Max Denbigh, con la conseguente chiusura del programma doppio zero. Come se non bastasse tutti i servizi del mondo dovrebbero venir riuniti in un unico sistema chiamato “Nove Occhi”.

James Bond ha però una missione personale assegnatali dalla vecchia M e cioè continuare ad investigare sulla relazione che esiste tra tutti i casi precedenti. Grazie all’aiuto di Q e di Moneypenny riesce a rintracciare il vecchio nemico Mr. White, già all’opera in Casino Royale e Quantum of Solace, che però è in fin di vita perché ha cercato di opporsi ai voleri della Spectre, l’organizzazione che tutto controlla. White indica sua figlia Madeilene Swann come strumento utile a James Bond per raggiungere il suo obiettivo, in cambio della promessa di proteggerla.

Cosa accada in seguito, tra inseguimenti, sparatorie e lotte furibonde è abbastanza scontato.

Spectre è una bella rimpatriata

Nei film ci sono frequenti e neanche molto celati rimandi a quelli che sono alcuni elementi iconografici del mondo di James Bond. A partire appunto dal suo nemico più potente, il capo dell’organizzazione criminale nota come SPECTRE: Ernst Stavro Blofeld.

Christoph Waltz ne mette in scena una versione che somiglia tantissimo a quello storico, soprattutto dal punto di vista estetico con l’abito minimale e la capigliatura corta. Mancherebbe il sigaro, ma non manca il gatto bianco, anche se in questa occasione non lo tiene sulle ginocchia ad accarezzarlo in maniera ossessiva. Il personaggio mantiene comunque il suo atteggiamento un po’ infantile di anelare il potere sintetizzabile in un poco complesso “voglio dominare il mondo”. Comunque Waltz, già visto nel ruolo del cattivo in Jango di Tarantino, riesce a dare un tocco personale dal punto di vista dell’espressività.

Altro personaggio “remake” è quello Mr. Hinx interpretato da Dave Bautista, l’ex wrestler conosciuto col nome di Batista, spietato, silenzioso e muscoloso killer che darà parecchio filo da torcere a 007. La scelta dell’attore non deve trarre in inganno perché il personaggio riprende molto da vicino, fino quasi a copiarlo, Oddjob, il tarchiato killer orientale interpretato da Harold Sakata in Goldfinder nel 1964, anch’egli ex-lottatore, famoso anche per il suo cappello assassino.

Infine ha meritato più di una citazione anche l’Aston Martin DB5, una delle vetture più amate di James Bond e vista per la prima volta sempre in Goldfinger. La vettura ha già avuto qualche occasione di farsi rivedere in qualche altro film e lascia sempre quel senso di malinconia per il passato che in SPECTRE non manca assolutamente.

Anche la riunione della SPECTRE e i computeroni sono un diretto rimando alle scenografie degli anni ’60. Per non parlare della base di Blofeld in mezzo al deserta e composta da antenne paraboliche e pannelli solari. Situazioni che oggi non avrebbero più senso di esistere, ma che nel mondo di James Bond sono un elemento irrinunciabile quanto anacronistico.
E poi c’è anche l’effetto “Austin Powers”, ovvero il fatto che i cattivi, quando ne hanno la possibilità, invece di far fuori il buono stanno lì a parlare e ad esibire il loro ego, finendo poi per pagarne le conseguenze.

A parte l’effetto “amacord” Spectre è composto anche da una serie di belle scene d’azione. Le location spaziano da Londra a Roma all’Austria al Marocco dove ogni luogo è utile per farci un bell’inseguimento o un bello sconto a colpi di pistola.
James Bond passerà correndo come un matto addirittura di fronte a piazza San Pietro, ma credo che motivi pratici abbiano impedito di fare una bella sgommata attorno all’obelisco, limitandosi quindi a farlo correre sulla pista ciclabile del lungo Tevere.

Un po’ controversa la Bond Girl Monica Bellucci. A parte la sua inopportuna voce orgasmica il personaggio sembra inserito in maniera un po’ forzata. Bond la seduce in 5 secondi e si suppone passi una notte di travolgente passione erotica, ma il tutto è quasi avulso dal resto tanto che poi il personaggio compare nell’oblio da cui è arrivato.

Altra nota negativa è la durata del film. Due ore e mezza possono essere molte o poche e in Spectre sono almeno mezz’ora di troppo. Il ritmo cala vistosamente in alcune parti del film, in particolare la lunga parte in cui Blofeld parla di sé stesso e in cui non succede nulla poteva probabilmente essere tagliuzzata un pochino. Forse il problema è che il personaggio rimane avvolto nel mistero fino a metà film e poi manca il tempo per raccontarne la storia e gli scopi finendo per condensarli in un pallosissimo monologo. Peccato.

Personalmente ho trovato molto molto bella invece la sigla iniziale con una musica molto in tema e delle sequenze visive di grande effetto. Apparentemente avere un polipone nero che tutto avvolge potrebbe sembrare un po’ ridicolo, ma trasmette bene l’idea che si vuol dare della Spectre, forse anche meglio di quanto poi non succeda nel racconto del film.

Insomma, 007 Spectre val bene una visione, specialmente se siete fan della serie e riuscite ad individuare i vari riferimenti e le citazioni dei 23 film precedenti.
Inoltre si sa già che questo sarà l’ultima volta che Daniel Craig interpreta James Bond, quindi chiudiamo questo ciclo e vediamo cosa ci riserba il futuro.

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