Annabelle, recensione

È il prequel di The Conjuring e di Insidious 2 in cui si racconta la vicenda della bambola chiamata Annabelle. È il classico film orrorifico in cui si sfruttano tutti i trucchi per indurvi paura e spavento, anche se poi, come in tutto questo filone di film, non ci sono elementi veramente orripilanti, ma solo tanta tensione.

La vicenda racconta delle origini della bambola Annabelle che i coniugi Warren (di cui si parlerà nei seguiti) tengono gelosamente nascosta nella loro cantina e che fanno regolarmente benedire un paio di volte al mese da un prete (pare che sia vero).

La storia inizia negli anni ’70 quando la vita di una simpatica coppia con figlioletta al seguito è stravolta poco dopo l’acquisto di una bambola. Succede che quasi subito irrompono in casa due satanisti, di cui uno è il figlio sbandato degli anziani vicini di casa e l’altra la sua compagna. Non riescono nel loro intento assassino e mentre il tempestivo intervento della polizia uccide il ragazzo c’è la compagna che preferisce suicidarsi con in braccio proprio la bambola di prima.

A quel punto la bambola comincia a comportarsi diversamente dalle bambole normali, ovvero si muove da sola, vaga per le stanze e insomma comincia a diventare fastidiosa e ossessiva e punta chiaramente verso l’infante di cui desidera ardentemente l’anima indifesa.

La vera AnnabelleCiò che una persona normale non si spiega è perché qualcuno dovesse comprare una bambola brutta come Annabelle, tremendamente inquietante già quando al tirano fuori dalla scatola. Certo, usare un modello simile alla Annabelle originale sarebbe stato decisamente meno orripilante, ma così è fin troppo facile incutere timore.

Nel film compare anche il simpatico demone rosso che continua a perseguitare la gente. Sarà interessante scoprire se avrà un ruolo più attivo nel prossimo episodio di The Conjuring o se continuerà semplicemente a fare il burlone comparendo solo in pochi fotogrammi.

In generale posso dire che vale la pena di guardarsi Annabelle per il gusto di spaventarsi un po’. Ormai il format è talmente maturo da essere quasi una garanzia di intrattenimento, un’industria del film d’orrore che usa sapientemente i suoi cliché che non invecchiano mai. Certo la trama a volte si trascina un po’ e come al solito i personaggi sembrano fare cose che una persona sana di mente non sarebbe, ma fa parte del gioco e noi siamo qui per giocare.

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