It, Pennywise

It, miniserie televisiva del 1990, trama e recensione

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Nel 1985 un giovane Steven King scrisse quello che ancora oggi in molti il suo romanzo migliore: “It”. Pochi anni dopo, 1990, la Warner decise che era una buona idea farne un adattamento televisivo con un budget medio e con un risultato che rimase impresso nella mente di molti bambini dell’epoca.

Ogni 30 anni torna Pennywise

E’ il 1990 nella cittadina di Derry, nel Maine, stanno accadendo cose strane, con una serie sospetta di sparizioni e uccisioni di bambini. Mike, un abitante in rovina, pensa di sapere di chi si tratta e il ritrovamento di una foto gliene da la certezza. Chiama quindi a raccolta il gruppo di ragazzini con cui passò l’estate  del 1960 e con cui affrontò la più grande avventura della sua vita.

A quell’epoca infatti faceva parte di una banda di ragazzini che si definivano i “Perdenti” perché erano quelli emarginati e presa di mira in particolare dal trio di bulli capitanato dallo psicopatico Henry. Anche in quell’anno c’era stata una lunga scia di omicidi e sparizioni, compreso Giorgie, il fratello minore di Bill, uno della banda.

I ragazzini capirono che la causa di tutto il male era un essere visibile solo a loro e che chiamarono “It”. L’essere si presentava sottoforma di un clown che a sua volta chiamarono Pennywise. Decidono quindi di affrontarlo direttamente nelle fogne in cui abitava, dotandosi di armi immaginarie il cui potere scaturiva dalla convinzione del loro funzionamento e dall’unione del gruppo. Lo scontro fu violento e i ragazzini ne uscirono vincitori, ma con qualche problema psicologico.

Mike cerca quindi di far ritrovare a Derry il gruppo formato con Bill, Ben, Beverly, Eddie, Richie e Stan. E in effetti si presentano tutti tranne l’ex boy-scout Stan che preferisce suicidarsi. Il gruppo concorda sul fatto che It deve essere tornato, tanto è vero che Pennywise non tarda a manifestarsi nel tentativo di dissuaderli dall’affrontarlo.

Ma il suo tentativo è vano e quindi It libera Henry dal manicomio in cui è rinchiuso dal 1960 dopo aver confessato di aver ucciso i suoi due compari nelle fogne, quando in realtà stava inseguendo i Perdenti e impazzì quando si ritrovò faccia a faccia col mostro. Henry tenta quindi di uccidere Mike, ma riesce soltanto a ferirlo gravemente mentre finisce con l’infilzarsi col suo coltellino a serramanico,

Bill, Ben, Beverly, Eddie e Richie devono quindi affrontare It da soli, con solo la stessa fionda a disposizione nel 1960. Lo scontro però finisce per essere ancora più cruento e It si manifesta una forma di ragno gigante. Eddie sacrifica la sua vita e i quattro superstiti riescono a strappare il cuore della cratura. La storia sembra avere un lieto fine con le vite dei ragazzi che vanno avanti con maggiore tranquillità. Ma la risata finale ci avverte che forse non è così.

It, un prodotto discreto, un successo strepitoso

It, Pennywise, Tim Curry

Se Steven King avesse scritto il libro ai nostri giorni la Warner ne avrebbe fatto sicuramente un film per il cinema. Invece nel 1990 preferì ripiegare su una miniserie televisiva di 2 puntate dalla durata complessiva di circa 3 ore e con un budget di soli 12 milioni di dollari. La produzione aveva quindi il grosso problema di dover condensare le oltre 1200 pagine di romanzo (King ha questa tendenza a scrivere dei mattonazzi infiniti) finendo inevitabilmente per semplificare un po’ le cose. Allo stesso tempo il budget limitato impose degli effetti speciali abbastanza grezzi e limitati.

La vera fortuna del regista Tommy Lee Wallace (inizialmente si però a George Romero) fu però quella di poter ingaggiare Tim Curry nel ruolo di Pennywise. La mimica facciale dell’attore britannico rese il clown un personaggio memorabile, con passaggi repentini dalla faccia simpatica del clown a quella malvagia del demone.  Un capolavoro e pare che Tim fosse talmente calato nella parte da inquietare la stessa  troupe durante le riprese.

Ottime anche le performance dei ragazzini del 1960, mentre sono molto meno coinvolgenti gli attori adulti del 1990 rendendo la prima puntata molto più godibile.

Come dicevo poco prima gli effetti speciali sono piuttosto limitati. Infatti per lo più ci si è limitati a mettere dei denti da mostro in bocca a Pennywise. Inoltre tutte le scene degli omicidi sono lasciate alla fantasia dello spettatore, probabilmente anche per non smembrare dei corpi di bambini in un film per la televisione. E in definitiva stiamo parlando di un horror e non di uno splatter. Il ragno gigante finale è fatto in stop-motion.

Con questa premessa c’è da dire che vederlo oggi col solo ricordo del 1990 è un po’ deludente. La storia è sicuramente avvincente, Pennywise è un capolavoro e le 3 ore passano in fretta, ma non fa molta paura. Forse è anche colpa di una fotografia molto televisiva che crea poca atmosfera, forse sembra essere stato girato da Steven Spielberg, o forse siamo semplicemente abituati a prodotti più sofisticati. In ogni caso rimane un film fondamentale da avere nella propria cineteca!

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