John Wick, recensione

Ci ricordiamo tutti del Keanu Reeves nei panni di Neo in Matrix, predestinato guerriero nella lotta contro le macchine. Poi però l’abbiamo visto perdersi, diventare ciccione, lasciandoci quel senso angoscioso di vita che passa e sfiorisce. Ma poi, d’improvviso, arriva John Wick e Keanu torna il guerriero che danza tra i proiettili, quasi invincibile e tremendamente bello, c’è speranza per tutti.

Purtroppo questo film non sta avendo il successo al cinema che meriterebbe ed è possibile che finisca nel dimenticatoio piuttosto in fretta. Eppure si tratta di una perla nel panorama del cinema ignorante e per questo motivo vi invito a guardare innanzitutto il trailer.

La trama è praticamente tutta lì: John Wick sta ancora cercando di metabolizzare la perdita della sua amata moglie. Non si sa bene cosa faccia nella vita se non quella di fare le sgommate tamarre in aeroporto con la sua macchina truccata portandosi dietro la cagnoletta Daisy che sua moglie gli ha spedito dall’oltretomba, non che abbia importanza. Questo quadro idilliaco viene però distrutto nel momento in cui  una banda di balordi fanno due gravi errori: gli rubano la macchina e gli uccidono Daisy. Insomma, una delle motivazioni più ignoranti della storia per un film ignorante.

A questo punto il passato di John Wick riprende il sopravvento. E non è una cosa bella perché lui non faceva l’apicultore o il calzolaio, ma faceva il killer ed era il migliore, il più letale, lui non era l’uomo nero, ma quello che mandavi a uccidere l’uomo nero. Era senza pietà e non lo potevi certo considerare una persona ragionevole, lui è John Wick e il suo nome basta a far tremare i muri.

Ecco, con questa premessa il film si presenta bene, ma soprattutto successivamente non delude le aspettative. È vero che le scene che si susseguono possono sembrare un po’ un videogame, con quelle tre-quattro ambientazioni che si susseguono e in cui il nostro protagonista si ritrova a sparare all’impazzata, centrando quasi inevitabilmente la capoccia dei cattivi. Ma in questi casi la cosa importante è che si sappia ciò che si sta facendo e i registi David Leitch e Chad Stahelski lo sanno fin troppo bene: un film d’azione.

Nulla di più e nulla di meno. Non tentano di infilarci noiosissime scene di un rapporto padre-figlio che non funziona o patetiche scene in cui il protagonista ha una crisi esistenziale dovuta al fatto che sta massacrando persone come se mangiasse  i cereali a colazione. Niente di tutto questo. Ci sono invece esplosioni, corse in macchina, sangue a volontà e piombo da tutte le parti e il tutto con quella giusta dose di esagerazione che rende divertenti questi film.

Ma in generale la regia è di ottima fattura. Le ambientazioni sono ben scelte, curate. Tutta la sequenza nella discoteca (che è quella che compare nella locandina) è fatta di luci colorate e inquadrature di ottima fattura. Per non parlare della colonna sonora azzeccatissima nella sua violenza velata di malinconia, come è giusto che sia per un film che perla fondamentalmente di vendetta calda.

Certo, ci sono anche i cliché, ma fanno parte dello spettacolo. John Wick è sostanzialmente invulnerabile anche se viene picchiato, accoltellato, sparato e lanciato giù da un soppalco. Ogni volta però si rialza e continua la sua vendetta manco fosse Chuck Norris o il Steven Seagal. Ah, no, quei due neanche venivano feriti dai cattivi.. E vogliamo parlare del fatto che i cattivi inevitabilmente, quando riescono finalmente a catturare il loro arcinemico, non lo freddano subito, ma si divertono a legarlo, a discutere con lui e poi ucciderlo lentamente, cosa che poi non accade mai?

In ogni caso, in sintesi, raccomando caldamente la visione di John Wick. Lo potrei quasi definire il nuovo Jimmy Bobo, l’archetipo del film ignorante di grande produzione. Guardatelo!

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