Mad Max Fury Road

Mad Max – Fury Road, recensione

Il primo Mad Max, in realtà intitolato Interceptor, fu girato nel 1979, aveva Mel Gibson come protagonista ed ebbe due seguiti. Adesso, decenni dopo, lo stesso regista George Miller è riuscito a completare il suo progetto di dare un quarto seguito ambientato nello stesso desertico mondo post-apocalittico dove un numero ridotto di uomini lotta per la sopravvivenza di sé stessi e della specie umana.

Partiamo subito col dire che le opinioni riguardo Mad Max Fury Road sono piuttosto discordanti e polarizzate. Da una parte troverete chi lo additerà come un film privo di trama con i personaggi che si ritrovano in una sequenza di situazioni in cui tentano di fare maldestramente qualcosa. Ovviamente queste persone non capiscono niente di cinema ignorante.

Dall’altra però troverete chi è rimasto entusiasmato da un film di due ore che di fatto è un’unica scena d’azione in un’ambientazione priva di logica, ma incredibilmente affascinante, con una colonna sonora incredibile e una quantità di trovate che lo rende un vero e proprio distillato di ignoranza. Un capolavoro moderno che fa sprofondare lo spettatore in un mondo barbaro di violenza e sopraffazione in cui gli eroi sono quelli che hanno mantenuto quel senso di umanità a cui tutti aspiriamo.

Cosa succede sulla Fury Road

Mad Max Fury Road Immortan JoeLa trama parte dalla Cittadella governata dal malvagio, pazzo e deforme “Immortan Joe” dove Mad Max è stato imprigionato per servire come sacca di sangue di Nux, un Figlio di Guerra. Capita che una delle imperatrici, Furiosa (Charlize Theron), decide di fuggire con una blindocisterna al cui inseguimento si lanciano appunto i Figli di Guerra condotti dallo stesso Immortan Joe, i loro compari di Bullet Farm e di Gas City, due città dai paraggi specializzate in armi e benzina e capitanati dai pazzoidi “Fattore” e “Mangiauomini”.

In tutto questo inseguire Mad Max coglie la possibilità di liberarsi dalla propria prigionia e finirà, ovviamente, ad unirsi alla causa di Furiosa, ideando piani privi di logica e ammazzando più gente possibile cercando di rimanere vivo.

Mad Max Fury RoadDetta così la trama sembra essere uscito da una serata di sbronze degli sceneggiatori, ma la verità è che a George Miller era sempre rimasto il pallino di continuare con la saga di Mad Max e il progetto di Fury Road risale addirittura al 2001. Per vari motivi fu continuamente rimandato, un po’ c’era una guerra, un po’ la crisi, un po’ Mel Gibson invecchiava, finché il progetto non prese definitivamente vita nel 2012.

L’intento del regista era proprio quello di realizzare un film basato su un inseguimento nel deserto con una storia minimale e con dialoghi ridotti al minimo in modo che Mad Max Fury Road fosse comprensibile anche ad un giapponese senza l’ausilio dei sottotitoli. Il risultato è un film in cui non è tanto importante quello che succede, anche se il tutto è molto spettacolare: esplosioni, ammazzamenti, costumi, trovate ignoranti. Quello su cui si vuole far riflettere lo spettatore sono gli aspetti di cui si compone la natura umana, sia nel bene, che nel male.

Abbiamo quindi il personaggio di Mad Max Rockatansky che vive nel rimorso delle vite che non è riuscito a salvare, in particolare di quelle dei suoi cari. Il suo passato di poliziotto che non è riuscito a svolgere il suo dovere è l’incubo che lo perseguita e che lo spinge da una parte ad unirsi alla causa di Furiosa, dall’altra a rimanere un solitario perché non vuole concedersi una seconda occasione di felicità. Non si sente in grado di partecipare alla ricostruzione del mondo e quindi rimane in disparte.

Diversamente Furiosa è la speranza per il genere umano, quella che decide di ribellarsi al temibile Immortan Joe cercando di realizzare un piano che fa acqua da tutte le parti, ma che è l’unica cosa a cui può attaccarsi e che le da la forza di continuare ad andare avanti, qualunque cosa succeda.

E poi c’è Nux, che si rivela essere un personaggio principale, che invece è la vittima della società, che è passato nella convinzione che Immortan Joe fosse una divinità e che ad un certo punto riesce a comprendere la sua natura di sfigato e pertanto cerca il riscatto morale.

Immortan Joe è invece l’avidità, la crudeltà, il potere malvagio, ma anche la necessità di diventare di perpetuare la propria esistenza al di là della morte attraverso i propri figli. Ed è quest’ultimo aspetto che lo porta a mettersi in testa al gruppo di inseguitori della blindocisterna.

Infine, non dimentichiamolo, l’ambientazione del film si basa sul filone pessimista ecologista. Il mondo è stato distrutto dalla condotta insensata degli uomini che ha avvelenato la terra, l’acqua e sé stessa, con l’umanità ridotta allo stato brado e a combattere con le proprie malattie e malformazioni. Meritiamo davvero il riscatto?

Tornando all’ignoranza

Per chi invece volesse fermarsi allo spettacolo visivo ci sono 2 ore esatte di idee ignoranti come poche se ne vedono in giro. Come gli altri film della serie Fury Road è ambientato in un deserto post-apocalittico in cui tutti i personaggi sono sostanzialmente dei barboni straccioni sadici e pazzi fino al midollo. E fin qui…

Mad Max Fury Road Guitar GuyMa l’aspetto forse più esaltante è che, a detta del regista George Miller, il 90% di quello che succede sullo schermo è azione reale e si vede! Gli effetti digitali sono abbastanza discreti e ci si sente veramente lì tra la sabbia, il sudore e un mondo dove la logica ha lasciato il passo all’ignoranza. Certo, gli effetti digitali sono una figata, ma il realismo delle scene riesce ancora a trasmettere delle sensazioni più vere.

Poi ci sono le vetture che sono tutte dei patchwork di altri mezzi e quindi dei caleidoscopi di lamiere in cui tutto è finalizzato a fare i tamarri. Altro che euro 5 o ZTL o start-and-stop! E malgrado la penuria di combustibile non c’è una macchina che non lanci fiamme dagli scarichi o che non abbia dei motori talmente spinti da rischiare in continuazione esplosioni o fusioni del blocco motore. Uno spasso insomma.

Ma il vero l’emblema del film è sicuramente il chitarrista e in generale la vettura musicale che accompagna i Figli di Guerra! Un mezzo composto da 6 tamburi e un impianto stereo da millemila watt su cui si esibisce per 2 ore un chitarrista dotato di chitarra a due manici e lanciafiamme incorporato, un po’ Rammstein insomma. Non serve a nulla, ma è fichissimo! Che sia la trasposizione su pellicola dell’autore della favolosa colonna sonora Junkie-NX?!

Insomma Mad Max Fury Road è uno spettacolo, andatelo a vedere, forse non vi piacerà, ma vale la pena vederlo comunque!

2 commenti su “Mad Max – Fury Road, recensione”

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