Terminator 3, le Macchine Ribelli, recensione

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Dopo Terminator 2 non poteva non esserci un seguito che portasse almeno a tre la serie dei Terminator. Ma la genesi complicata con l’abbandono di James Cameron hanno però portato alla realizzazione di un prodotto al di sotto delle aspettative in quanto copia del capitolo precedente.

Probabilmente James Cameron avrebbe sempre voluto creare un suo T3. Lo annunciò diverse volte negli anni ’90, ma non se ne fece mai nulla.
Alla fine, dopo vari passaggi dei diritti, si arrivò al progetto di della C2 Pictures di Mario Kassar e Andrew Vajna che riuscì a coinvolgere ancora una volta Arnold Schwarzenegger, inizialmente scettico anche per via del suo imminente impegno politico alla guida dello stato della California.

La C2 Pictures avrebbe voluto realizzare almeno due film da ambientare a cavallo del giorno del giudizio, un’idea neanche tanto malvagia, le cose però andarono diversamente, ci fu il fallimento, la vendita dei diritti e alla fine Terminator Salvation fu prodotto da altri che lo adattarono ai propri desideri. Fecero comunque in tempo a produrre la serie Sarah Connor Chronicles.

Le Macchine Ribelli

La storia che viene raccontata si posiziona poco prima del giorno del giudizio, momento cardine dell’universo di Terminator in cui Skynet prende coscienza di sé stessa e attacca il genere umano per garantirsi la propria sopravvivenza.

Sono quindi passati diversi anni dalle vicende di T2, Sarah Connor è morta di leucemia e John Connor è ormai un giovane uomo che vive a Los Angeles. La sua vita è però completamente all’antipode del suo destino di leader carismatico in quanto vive ai margini della società per evitare di essere individuato e quindi terminato. Del ragazzino spensierato, ma determinato, che avevamo conosciuto in T2 non è rimasto nulla, solo una specie di barbone.

Nel frattempo Skynet, non essendo riuscita a uccidere John Connor nei tentativi precedenti, decide di inviare l’ultimo modello, un T-X dalle sembianze femminili, in un momento di poco precedente alla propria attivazione con lo scopo di uccidere almeno l’élite della futura resistenza, prima che essa venga effettivamente ad essere creata.

Tra gli obiettivi c’è anche Kate Brewster, figlia di un generale e futura moglie e seconda in grado di John Connor e casualmente i due finiscono proprio per trovarsi mentre la T-X è all’attacco. Fortunatamente la resistenza manda in soccorso dal futuro l’ennesimo Terminator, questa volta un T-850 modello 101, che ovviamente ha la faccia di Arnold. Lo stesso esemplare afferma di essere stato riprogrammato da Kate dopo aver ucciso John e per quanto non sia in grado di tenere testa al T-X proverà a tenerla a bada per il tempo necessario. L’obiettivo infatti non è più scongiurare il giorno del giudizio, che a questo punto è inevitabile, ma sopravvivere e fondare la resistenza.

Cosa non va con Terminator 3

Detta così l’idea di base non è neanche tanto male, ma a ben guardare si tratta soltanto di una variazione sul tema di T2.

Infatti il liquido T-1000 è stato sostituito dalla T-X. Entrambi parlano poco e causano un sacco di esplosioni. Ma mentre il T-1000 è stato indubbiamente un invenzione fantascientifica di valore, la T-X si limita a imitarlo proponendo qualche miglioramento tecnico.

Il T-850 è il solito T-800, anzi molto meno. Questa volta John non ha la possibilità di instaurare un rapporto umano con la macchina che quindi si limita a fare la macchina. Difende, si sacrifica, perde pezzi, ma non c’è nessuna evoluzione che la renda interessante.

E poi John Connor, mammamia! In T2 era solo un ragazzino, ma prendeva molte più iniziative ed era molto più coraggioso. Qui non si capisce come questa larva umana possa diventare in futuro il leader carismatico della resistenza. Solo nella scena finale da crisalide diventa farfalla, ma il cambiamento è tanto rapido quanto irrealistico.

L’unico pregio di T3 è che racconta la genesi definitiva di Skynet come progetto militare che prende una piega inaspettata e ci vengono proposte delle chicche interessanti come i T-1, primissimo modello di Terminator, che non è ancora un cyborg, ma solo una macchina di morte.
Inoltre, in una scena extra, viene anche spiegato perché il T-800 abbia la faccia di Arnold. Una scenetta simpatica presa a sé, anche se con la stessa ironia è stata realizzata la scena dell’arrivo nel presente del T-850. Fa un po’ strano il far ridere di un Terminator, a mio avviso è un po’ fuori luogo.

A mio parere Terminator 3 le Macchine Ribelli, malgrado il successo del botteghino che portarono i guadagni oltre i 400 milioni di dollari in tutto il mondo, ha il grandissimo difetto di non aggiungere nulla di significativo all’universo creato da James Cameron. È semplicemente una delle possibili continuazioni della trama, con qualche sprazzo di originalità, ma incapace di andare oltre il suo predecessore.

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