Valerian e la città dei mille pianeti

Valerian e la città dei mille pianeti, recensione

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Tutti abbiamo letto i nostri fumetti da piccoli. Chi si faceva le strisce dei Peanuts, chi degli eroi Marvel o DC Comics. Se invece sei nato francese come Luc Besson avrai letto Valerian e se per caso sei diventato un regista in grado di produrre un film da 200 milioni di euro in Europa come Luc Besson, allora magari avrai anche pensato di realizzare la versione cinematografica del tuo fumetto preferito. Più o meno è andata così con “Valerian e la città dei mille pianeti”. Un film poco apprezzato dalla critica e flop ai botteghini, che però in realtà è tutt’altro che brutto. E c’è anche Rihanna!

Tra qualche centinaio di anni, nello spazio profondo

Il film di Luc Besson comincia con un breve riassunto di quanto è accaduto prima del tempo in cui si svolge la vicenda e che adesso si andrà a riassumere anche qui.

È importante sapere che a quanto pare i sogni di Elon Musk, il tizio che ci vuole mandare su Marte, sono diventati realtà e nel giro di pochi anni una popolazione sempre più nutrita andrà ad abitare nello spazio. Per la precisione andrà ad abitare su una stazione spaziale che nel corso del tempo si ingrandisce sempre di più, apparentemente senza un piano regolatore, forse per colpa dell’abusivismo. In ogni caso diventa prima una terra neutrale per i popoli della terra e poi anche per i popoli della Galassia. Una specie di Autogrill spaziale dove potersi incontrare e stringersi la mano e poi… niente non si sa.
Un bel giorno però la Terra ne ha abbastanza di questo squallore e con una giga mazza da baseball lancia la stazione Alpha nello spazio interstellare dove continuerà a vagare per i secoli successivi e raggiungere una popolazione di 17 milioni di abitanti di varie specie aliene.

A questo punto parte la storia vera e propria con la coppia di agenti segreti Valerian e Laureline. Tra i due sta nascendo del tenero mentre svolgono l’ennesima pericolosissima missione, il recupero di un animaletto dalle capacità sorprendenti, che per poco non finisce male. Alla fine però i due riescono a salvarsi, mentre lasciano morire senza rimorso la squadra speciale che li supportava.

L’animaletto si rivelerà poi essere il cardine attorno a cui ruota una storia composta da una razza aliena sopravvissuta al proprio pianeta, un comandante malvagio, la stazione spaziale Alpha che sembra un luna park, un muta forma di nome Rihanna e una brutta storia di malaffare spaziale militare.

Valerian e Laureline

Valerian, Laureline e la space opera pop

Luc Besson ci ha regalato nel corso di questi anni alcuni film veramente fantastici. Come non citare “Il Quinto Elemento”, “Nikita”, “Léon” o il recente “Lucy“? Ma il fatto è che ci vorrebbero più Luc Besson in Europa per dare più spazio a quelle che sono le opere creative nostrane che sono regolarmente schiacciate delle produzioni americane.

Ora, scegliere un fumetto noto praticamente solo in Francia complica incredibilmente le cose quando si tratta di andare al cinema e incassare soldi. È purtroppo prevedibile che la gente preferirà andare a vedere l’ennesima avventura degli Avengers o di Batman perché li conosce. E in più se poi la critica non aiuta stroncando un film, che in realtà non meriterebbe di essere trattato così male, finisce che tutto sembra remare contro. Ma non dico di andarlo a vedere per una questione autarchica, ma di andarlo a vedere perché è divertente.

Comunque, come detto, Luc Besson si è basato sul fumetto di “Valerian  et Laureline”, fumetto francese la cui produzione è iniziata nel 1967 ed è terminata nel 2010. I viaggi spazio-temporali del duo verso mondi immaginari sono stati di ispirazione per molte altre opere e certi elementi si possono ritrovare addirittura in Guerre Stellari, quindi almeno una trasposizione cinematografica era dovuta.

Besson ha affermato che era da molto tempo che pensava a questo progetto, almeno dai tempi del Quinto Elemento, e di aver scritto una sceneggiatura che poi ha cestinato dopo aver visto Avatar. In effetti le nuove tecnologie digitali hanno reso possibile girare film con attori veri che prima erano assolutamente impossibili. Il buon Luc si è quindi rimesso al lavoro arrivando a descrivere nel minimo dettaglio un mondo immaginario fatto delle centinaia di alieni e pianeti che in qualche modo compaiono nel film. Un lavoro forse fin troppo grande, ma che tornerà utile per eventuali sequel o spin-off.

Tornando invece a parlare più direttamente del film ovviamente non si può dire che sia perfetto. La trama, per quanto intrisa di un forte messaggio ecologico, ha comunque qualche buco e soprattutto e terribilmente prevedibile.

La cosa più prevedibile coinvolge proprio l’antefatto che da il via a tutta la faccenda dei Pearl (complimenti anche per la fantasia del nome), quando si racconta di una drammatica battaglia spaziale in cui il comandante della flotta terrestre da un ordine che condanna il loro pianeta. Il volto del comandante viene celato e tenuto nascosto per tempo, ma anche un bambino saprà già di chi si tratta perché è logico.

Piuttosto implausibile è anche la scena iniziale del mercato transdimensionale. Non per l’idea di per sé,  che sarebbe anche interessante, ma perché certi movimenti non possono avere senso contemporaneamente in due luoghi fisici diversi. Idea carina, ma totalmente illogica e i momenti impossibili vengono semplicemente rappresentati in modo da nascondere l’evidenza. Ottima regia!

Per non parlare di Valerian che si lamenta “sto cadendo nello spazio!”. Cosa? Cadendo nello spazio? Sì, ok, stiamo parlando di un film in cui c’è un animaletto, il trasmutatore, che è in grado di moltiplicare un qualsiasi oggetto semplicemente ingoiandolo, in barba a qualsiasi legge fisica fondamentale.

E poi dicevamo dell’ecologia. Il povero pianeta dei Pearl, il pianeta Mül,  è distrutto e ci dispiace moltissimo perché era praticamente il mondo di Super Mario Sunshine, ma Valerian e Laureline sono anche un po’ psicopatici visto in realtà non hanno il minimo rispetto per la vita altrui e non esitano a lasciar morire chiunque mentre ridono e scherzano. E lasciano morire specialmente i loro alleati. Vabbé, un po’ di ignoranza insomma.

Quindi “Valerian e la città dei mille pianeti” è bello da vedere, colorato e fantasioso, e divertente da seguire se non si sta a cercare il pelo nell’uovo.

Ah e poi c’è il cast. I due protagonisti sono l’occhiaiuto Dane DeHaan e Cara Delevingne (perfettamente adatti al ruolo). Il cattivo comandante è Clive Oven, non proprio al top. Poi per qualche secondo c’è Rutgen Hauer nel ruolo del vecchio presidente. E infine c’è Rihanna che fa Bubble (altro nome scelto da un team di creativi che ha lavorato per mesi) in una spettacolino di cabaret trasformista, sostanzialmente inutile ai fini della trama, ma comunque divertente da vedere.

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